La prefazione al libro, di Marco Cappato

Marco Cappato mentre subisce l'arresto a Mosca

Marco Cappato è Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca, della campagna Eutanasia legale e di “Eumans”. Già deputato europeo radicale, Consigliere comunale e metropolitano a Milano, nonché presidente di Radicali Italiani. Per Radio radicale cura la rassegna domenicale “Stampa e regime”.
Noto per essere stato arrestato a Mosca, nel 2007, quando in occasione del Gay Pride, in qualità di Deputato Europeo, manifestò insieme agli attivisti Russi per la libertà di espressione e manifestazione con una delegazione radicale. È attualmente sotto processo per aver aiutato Fabiano Antoniani (Dj Fabo) e Davide Trentini a raggiungere la Svizzera al fine di ottenere il suicidio assistito; la vicenda è arrivata fino alla Corte Costituzionale.

Con il termine ‘normale’ possiamo esprimere concetti molto diversi. C’è la normalità del conformismo, dello stare al proprio posto, assegnato da altri. Oppure c’è la normalità della naturalezza con la quale si vive una esperienza. Riccardo, nel propormi di introdurre il suo racconto, mi aveva espresso la speranza che, nel leggere questo libro, io potessi “Vedere quanta strada abbiamo fatto anche in Calabria per portare avanti la battaglia civile radicale”. Mi ero allora immaginato, chissà perché, una storia drammatica, un’epopea nello scontro con il pregiudizio, la discriminazione e la violenza, per arrivare ai buoni che trionfano su una Calabria chiusa e arcigna, da fare saltare metaforicamente per aria con un “Grande e grosso matrimonio calabrese” gay. Mi sono trovato, invece, al cospetto di una storia normale, nel migliore dei significati. Non che i buoni non abbiamo trionfato: i “nostri” -perché le pagine li fanno diventare tali anche a chi non li conosca già- Riccardo e Marco si sono sposati in grande stile, e nella loro terra. Nemmeno manca la descrizione della discriminazione e del pregiudizio, che fa più male con una battuta volgare ben assestata in calabrese stretto, che non con un atto di violenza fisica. L’epopea c’è tutta, dunque. Ma è un’epopea del quotidiano, che non ha bisogno di eroi né tantomeno di martiri. Ha bisogno invece della musica giusta da ascoltare, della soffitta adatta per restare soli davanti al primo irrilevante film porno, del mare perfetto per un primo abbraccio, di quel libro o di quella riunione capaci di attivare un ragionamento e una consapevolezza in più, per l’urgenza di un diritto, per la ricerca spensierata e consapevole del “Giorno più bello della vita” fatto come si deve per opera di due ragazzi felici. È un’epopea gentile quella dove la Calabria non è una terra impossibile dalla quale fuggire, ma la terra -con le sue ruvidità e asprezze, ma la bellezza anche di questo è fatta- piena di radici da coltivare, certo senza subire quello che non si deve subire, ma anche senza distruggere ciò che si può far cambiare con un po’ di cura. Anche il padre, che all’inizio non sa accogliere con gioia l’amore di Riccardo e Marco, non è un padrone che vuole punire, ma un papà che ha solo bisogno di tempo, di lasciare che la realtà di ciò che conta davvero lasci dissolvere senza traumi idee ereditate dall’abitudine, più che da convinzioni vere.
“L’impresa eccezionale è essere normale”, cantava Lucio Dalla. Ecco la normalità del percorso che ha portato Riccardo e Marco ad essere dichiarati “Uniti”. La precisione dei luoghi, dei tempi, dei personaggi, delle frasi dette e di quelle pensate, non è spazzata via da una passione che tutto domina, come in un romanzo d’amore. L’emozione per lo scambio di uno sguardo non è seppellita sotto un macigno di teorie, come in un saggio ideologico su come deve essere il bravo omosessuale consapevole. In queste pagine c’è posto per tutto, come è bello che sia, senza accettare che sia normale manipolare la realtà per servire un’idea, ma anche senza illudersi che basti farsi i fatti propri per vivere la propria vita senza troppi problemi.
Troviamo quindi infilate con semplicità, gli uni appresso agli altri, un fatto e un’idea, un bacio e un libro, un abbraccio e organizzazione politica, una cronaca d’amore di provincia e una storia politica internazionale. Gli accostamenti non sono realizzati con trucchi narrativi, come quando si spinge il lettore sull’orlo di una tragedia per poi confortarlo col trionfo del Bene. Gli accostamenti vivono invece, in queste pagine, attraverso l’anello più elementare di ogni esistenza: le altre persone, cioè ciascuna persona incrociata in quest’avventura dall’autore, ignota o nota che sia; le persone, unica materia prima, irrinunciabile affinché la storia -inclusa la storia della liberazione sessuale- non scada in nozionismo e un’emozione non si raffreddi in ricordo inerte.
Non sarà difficile riconoscersi in questa storia, e non solo per chi, come me, ha incrociato volti, storie, organizzazioni (a proposito, iscrivetevi!), ma anche -forse soprattutto- per chi, pur non avendo mai incrociato direttamente i mondi qui narrati, abbia l’animo sufficientemente aperto all’altro da tenere in sintonia il ritmo che batte dentro con quello della vita attorno a sé. Viva gli sposi!