Il mio primo Pride

Un'immagine del World Gay Pride di Roma dell'anno 2000 - tanta gente colorata con cartelli

Erano i tempi dei Gay Pride -oggi Onda Pride- di quelle manifestazioni colorate nelle quali ti sentivi libero di essere te stesso, in barba ai benpensanti e a chi avevi lasciato a casa. Diveniva un momento di pacata ribellione, fatta di nuove amicizie, impegno civile e goliardia, dove fra un carro che sparava musica ad alto volume ed un incontro casuale, avevi la sensazione d’essere nel posto giusto. Quel giorno di tanti anni fa, circondato di nuovi amici con i quali condividevamo un ideale di libertà, respiravo un’aria nuova. Era il 2000, il mio primo Pride, in concomitanza con il Giubileo; due mondi distinti e apparentemente separati, in una città, Roma, che ha sempre accolto o se vogliamo, raccolto tutti.

Eravamo lì io e Marco, perché esserci voleva dire poter fare quella cosa “scandalosa” che all’epoca in Italia ci era vietata, camminare mano nella mano, in pubblico. Eravamo lì per manifestare pacificamente e senza timori il fatto stesso di esistere, perché l’amore è tutela, prendersi cura di qualcuno e a noi mancavano i riconoscimenti giuridici che tardavano ad arrivare. Ma quell’arcobaleno umano di colore è stato il mio primo Stonewall, un assaggio di ciò che possono fare insieme le persone quando decidono che qualcosa li accomuna invece di separarli. Noi siamo non solo una comunità, quella LGBTQI* noi siamo prima di tutto esseri viventi venuti al mondo per imparare, apprendere, sperimentare la vita fino all’ultima goccia; tutto ciò si chiama libertà.